Business Etiquette in India

Assistente-Direzione.it: Bene Anil, parlaci innanzitutto un po’ di te…

Anilkulmar Dave: Sono un G2 cioè un indiano di 2^ generazione: è la generazione di nati fuori dall’India ma da genitori indiani (G1) trasferitisi all’estero.

Ho vissuto in India e UK e studiato in Italia e US.

Mi occupo da più di 10 anni delle 2 “I”

AD: Le 2 “I” ?!

Anilkulmar: Si, Innovazione e India.

Innovazione perché mi occupo sia della ricerca pura che del trasferimento tecnologico verso le aziende. Ho lavorato inizialmente come funzionario alle attività produttive al Ministero a Roma ed ora come parte della task force di Confindustria- Camera di Commercio di Treviso relativamente sempre al trasferimento tecnologico delle PMI (Piccole e Medie Imprese) in collaborazione anche con la Commissione Europea.

India – Perché faccio promozione di business tra Italia (UE) e India.

AD: C’è molto interesse per fare business con le nuove economie emergenti?

Anilkulmar: L’India ha avuto un picco di sviluppo economico negli anni scorsi che però non è stato adeguatamente percepito ed apprezzato in Italia in quanto adombrato dall’altrettanto stupefacente boom economico della Cina. Gli imprenditori italiani si sono rivolti di preferenza verso la Cina senza però un’effettiva preparazione e un coordinamento e alla fine le esperienze non hanno avuto sempre con esito felicissimo. Quando è venuto il momento dell’India, quindi la risposta di molti imprenditori è stata “no grazie, ci abbiamo già provato in Cina e mi è bastata l’esperienza!”.

Siamo in una fase dove a tutti appare chiaro che l’economia dei BRICS (Brasile, India, Cina e Sud Africa, n.d.r.) è quella trainante, quella “del momento” e quindi c’è molta voglia di lavorare con questi paesi. Poi però, concretizzare effettivamente degli investimenti non sempre appare facile in quanto devono collaborare e coordinarsi diverse componenti: imprenditoriale, politica, istituzionale, ecc.

AD: Bene, vediamo di conoscere meglio qualche aspetto dell’immenso sub-continente indiano. Come ci si veste e comporta in ufficio?

Anilkulmar: La cravatta non è così obbligatoria come da noi in Italia nel mondo degli affari: forse per motivi anche climatici (quando ci sono 45 gradi la cravatta non sembra l’accessorio più adatto!).

Negli uffici rispetto alle donne non c’è contatto fisico quindi è abbastanza normale che non ci si dia neppure la mano tra colleghi di sesso diverso. La vita di ufficio in generale è molto simile a quella delle aziende italiane; molta importanza viene data però dai datori di lavoro nello stimolare ed organizzare momenti di aggregazione extra lavorativi: cene, gite, feste, ecc.

Inoltre viene data molta importanza al riconoscimento della performance del singolo (come il modello americano); si tratta di premi tipo “il dipendente del mese”, “il miglior venditore dell’anno” e non è raro vedere qualcuno che porta sul petto per un mese la coccarda colorata che ne identifica il riconoscimento ottenuto nel mese precedente.

AD: Che lingue si usano in ufficio?

Anilkulmar: L’India è una federazione di Stati anche molto diversi tra loro. Quindi, se ci si trova in contesti locali – cioè che non hanno contatti fuori dalla loro regione o Stato – si usa la lingua nazionale di quello Stato. Le aziende che hanno invece dei dipendenti provenienti da diversi Stati indiani utilizzano correntemente l’Hindi che rappresenta la lingua nazionale ufficiale della Federazione Indiana. Naturalmente poi nelle aziende che lavorano con l’estero l’utilizzo dell’Inglese rappresenta la normalità.

AD: Si usano i titoli come in Italia?

Anilkulmar: L’utilizzo dei titoli (Dottore, Ingegnere, ecc.) è importante in India perché rappresenta il riconoscimento dello sforzo compiuto dalla persona e dalla famiglia per portare a compimento gli studi. Non viene però utilizzato in azienda tra colleghi se non per titoli particolarmente importanti.

E’ più facile invece che per dimostrare rispetto nei rapporti lavorativi si dia del “Voi” invece che del “Lei”: è per esempio il classico caso dell’operaio nei confronti del Direttore dello stabilimento o a volte viceversa!

AD: Qualche consiglio per colazioni e pranzi di lavoro?

Anilkulmar: Vista la gran varietà di stili di vita e di abitudini alimentari, è sempre meglio adattarsi ai costumi locali onde evitare brutte figure.

Per esempio in alcuni Stati dell’India non si usa consumare bevande alcoliche e quindi sarebbe sconveniente ordinare vino o birra a tavola. Stesso discorso vale per il consumo di carne. E’ Molto meglio lasciar scegliere il menu a chi è del luogo ed adattarsi di conseguenza: se il nostro interlocutore è vegetariano ma ci chiede se vogliamo mangiare carne, significa che a lui non dispiace se lo facciamo, altrimenti…è meglio lasciar perdere.

Una buona abitudine, che già esiste anche in altri Paesi del nord Europa ma non si usa invece nei paesi mediterranei, è quella del “dietary requirement” cioè del chiedere le preferenze riguardo a cibi e bevande prima di organizzare incontri ed eventi.

AD: E’ vero:è quello che succede anche quando si prende un aereo con lunga percorrenza.
Parliamo però un po’ ora dei “Business Gift” (gli omaggi per i clienti).

Anilkulmar: L’omaggio di business è usato in India e ben accetto; si fa all’uomo, al marito, si evita di offrire un regalo alla “Signora”: sarà meglio, in questi casi, specificare che è “per la famiglia”.

Se si tratta di un businessman indiano in trasferta qui in Italia, sarà ben accetto qualcosa di tipicamente italiano che possa essere esibito una volta tornato in India.

Nel periodo natalizio però a differenza dell’Italia non si usa spedire pacchi o altri omaggi ma ci si scambia biglietti di auguri di molteplici forme e colori. Durante le feste di fine anno c’è una mole impressionante di posta che viene scambiata in tutta l’India.

AD: E per quanto riguarda le trattative di lavoro?

Anilkulmar: Nel business è importante servirsi di “facilitatori” o mediatori per portare a termine un affare. Le trattative sono spesso lunghe ed estenuanti e questo lungo “lavoro preparatorio” prima di giungere all’accordo  può risultare, agli occhi di un europeo, veramente faticoso e logorante: ecco il perché dell’importanza del “facilitatore”!

Usando una metafora: anche salire sul K2 è un’impresa oggi alla portata di molti, però, per riuscire a giungere in cima sani e salvi c’è sempre bisogno dello “Sherpa”, della persona esperta del posto, che sappia indicare il cammino migliore e più sicuro per raggiungere la vetta.

AD: E poi c’è la burocrazia indiana…

Anilkulmar: Esatto! Non dimentichiamo che la burocrazia indiana è proverbiale per la sua lentezza e per la sua complessità. I funzionari, ma anche gli interlocutori in affari in genere, vanno costantemente chiamati e stimolati a dare risposte.

AD: Quale interesse c’è quindi ad entrare in affari con l’India?

Anilkulmar: L’India può essere un ottimo paese per trovare opportunità di investimento ma lo si deve fare con metodo e sempre in maniera assistita. Esistono dei punti deboli: abbiamo già parlato delle Burocrazia e della lentezza nelle trattative. Esistono però anche indubbi fattori positivi come la situazione politica (l’India è la più grande Democrazia del mondo, n.d.r.).

Ed infine non dimentichiamo che in India il 3% della popolazione ha un reddito superiore ai 500mila euro annui. Si tratta di un’enorme massa di 30 milioni di “ricchi” coi quali fare affari …

AD: …e che potrebbero addirittura decidere di venire loro ad investire qui in Italia?

Anilkulmar: E’ vero, si pensa sempre all’imprenditore italiano che va all’estero ma ci sarebbero anche tutti questi ricchi investitori che potrebbero decidere di venire ad investire non solo nella moda e nel lusso (come già avviene) ma anche nel tessuto di Piccole e Medie Imprese che in Italia non mancano.

AD: Certo. E lì voi nel Nord Est ne sapete qualcosa di PMI…
Ma torniamo ai nostri industriali che vogliono andare in India…

Anilkulmar: L’Italia dal punto di vista degli investimenti in India è molto più indietro rispetto ad altri paesi UE e l’imprenditore italiano è ancora piuttosto titubante nel lanciarsi nel subcontinente indiano.

AD: Capisco, a volte, se si tentenna troppo … si rischia di perdere il treno!

Anilkulmar: Esatto! Pensate che alcuni altri paesi della UE, come la Germania ad esempio, sono già molto presenti da anni in India ed, anzi, sono già passati oltre. Si stanno concentrando infatti ora nella penetrazione commerciale ed industriale di altri paesi asiatici “interessanti” come Laos e Cambogia.

AD: Chiarissimo! E’ stata una bella carrellata di informazioni sull’India e sulle sue specificità.
Vogliamo concludere con un aneddoto?

Anilkulmar: Vi posso fare un esempio per esplicitare quanto possa essere importante conoscere gli usi e costumi locali e quindi quanto sia importante il ruolo del “facilitatore” per paesi così diversi dall’Europa.

Si tratta di questo: in India, per annuire mentre un interlocutore vi parla, gli si  fa il classico movimento con il capo che però da noi ha un significato diametralmente opposto!

Infatti, in India, quando si è d’accordo si muove la testa da destra a sinistra simile al gesto del “NO” europeo !

Solo da una piccola cosa come questa quante incomprensioni potrebbero nascere…

 

 


ANILKULMAR DAVE

Anilkumar Dave | Visita il Profilo Linkedin

È nato da genitori indiani  trasferitisi all’estero da più di 40 anni ed ha vissuto e studiato in India, UK, USA e Italia.

Si occupa da più di 10 anni di innovazione e promozione di business tra Italia e India.

Oggi fa parte della task force di Confindustria & Camera di Commercio di Treviso relativamente al trasferimento tecnologico delle PMI (Piccole e Medie Imprese) in collaborazione anche con la Commissione Europea dopo essere stato un funzionario dell’agenzia per la promozione industriale, interna al ministero dello sviluppo economico.

 

 

Pubblicato sul sito Assistente-Direzione.it il 10.01.2011

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