I segreti della scrittura: La Grafologia!

 

ASSISTENTE-DIREZIONE.IT: Buongiorno Elisabetta, potrebbe gentilmente spiegare alla nostra Community in che cosa consiste la Grafologia ?

ELISABETTA RIVOLTA: Buongiorno a tutti! Innanzitutto la Grafologia è una materia molto antica, pensate che lo studio della scrittura era già stato trattato ai tempi di Aristotele, anche se dobbiamo aspettare la seconda metà dell’800 perché l’abate francese Michon la istituisca come scienza vera e propria.

Questa materia prende in considerazione il gesto grafico, formale e sostanziale, al fine di identificare i tratti personali che caratterizzano il soggetto scrivente, in termini di attitudini e personalità.

AD: Quali sono i principi sui quali si basa?

ER: La Grafologia si basa sullo studio della scrittura non solo nel suo aspetto formale, ma anche e soprattutto dal punto di vista sostanziale, cioè tutto ciò che riguarda il movimento, il ritmo, la “vita” della scrittura.

Nell’analisi grafologica, vengono studiati dal professionista vari aspetti quali appunto forma, direzione, inclinazione, pressione, tratto, velocità, impostazione del foglio e tanti altri… nulla viene trascurato o lasciato al caso. Benché la disciplina sia umanistica, c’è una considerevole dose di scientificità.

AD: Da che cosa è determinata la nostra scrittura e cosa essa può rivelarci?

ER: Tutti noi impariamo a scrivere in età scolare, secondo il modello calligrafico insegnato dalla maestra. Col tempo e negli anni, elaboriamo il modello che ci è stato trasmesso: la grafia evolve con noi, si personalizza, parla di chi siamo.

Possiamo quindi affermare che la nostra scrittura è determinata dall’ambiente culturale e storico di riferimento, dalla nostra persona e dal bagaglio delle esperienze vissute e dalle caratteristiche fisiche ed organiche.

Dal modo in cui si scrive si possono evincere tratti importanti ed essenziali come il carattere in generale, le attitudini professionali e relazionali, oltre alla modalità di interfaccia con l’ambiente circostante.

AD: E’ possibile che si cambi calligrafia nel corso della propria vita?

ER: Assolutamente, anzi, è piuttosto raro il contrario.

Come dicevamo prima, la grafia evolve e cresce con noi, che non rimaniamo gli stessi in tutto il corso della nostra esistenza.

Può anche capitare che, con la malattia o la vecchiaia, la nostra scrittura subisca un’involuzione, destrutturandosi e perdendo tonicità.

AD: Nel campo della Selezione del Personale, che posto ha oggi la grafologia e perché gli specialisti della selezione ne fanno ricorso?

ER: Il test grafologico per la selezione del personale è utilizzato da alcune aziende in sostituzione o in affiancamento ai test psicologici più importanti.

La sua finalità è quella di completare ed integrare la valutazione data al candidato a fronte di altri step di selezione, come il colloquio individuale o di gruppo.

La grafologia è uno degli strumenti che servono ad inserire il candidato giusto nell’organizzazione giusta, ma tengo a dire che è valido se integrato anche con altre tecniche, non può essere l’unico parametro su cui valutare una persona.

AD: Potrebbe gentilmente darci elementi di confronto verso le altre tecniche di valutazione di un candidato? Qual è il valore aggiunto della grafologia rispetto ad altre tecniche.

ER: Come dicevamo, la selezione è un insieme di vari elementi: colloquio conoscitivo, tecnico e motivazionale, oltre, se il cliente è interessato e lo richiede, ad una serie di strumenti di supporto quali test psico attitudinali o appunto grafologici.

Mentre a volte sui test attitudinali cerchiamo di barare, rispondendo un qualcosa che pensiamo possa essere giusto piuttosto di ciò che sentiamo veramente, la nostra grafia non mente mai: anche se cerchiamo di cancellare i segni che non ci piacciono, il grafologo riuscirà ad evincere le caratteristiche delle nostre attitudini rispetto alla posizione proposta.

AD: Quando si analizza la calligrafia di un candidato per una selezione, quali sono i principali punti che vengono presi in considerazione?

ER: Dipende dalla Job Description. Quando si valuta un candidato ai fini di una specifica selezione infatti, viene prima di tutto steso un profilo della posizione e vengono elencate le caratteristiche che un candidato deve possedere per ricoprire il ruolo con successo.

Per esempio, se sto cercando un addetto alla Comunicazione, dovremo ricercare nel potenziale candidato le doti relazionali e la chiarezza nell’esposizione. Se invece la posizione richiesta è un Impiegato Amministrativo, indagherò piuttosto le attitudini analitiche e di precisione.

AD: Dopo aver letto l’esito del proprio esame grafologico, si potrebbe essere tentati di cancellare o modificare gli elementi risultati negativi; qual è il Suo consiglio?

ER: E’ molto difficile “ingannare” un bravo grafologo, che riuscirebbe malgrado forzature e correzioni dello scrivente a “catturare” la sua vera personalità.

Cambiando la nostra grafia rischieremmo anzi di peggiorare la situazione, rendendo la nostra scrittura magari troppo lenta, rigida ed artificiosa.

AD: Come candidato, potrei avere dei vantaggi dal sottopormi ad una analisi grafologica?

ER: Assolutamente sì. Come candidato, posso capire da un’analisi grafologica le mie attitudini e le mie aree di miglioramento, consentendomi di arrivare ad un colloquio maggiormente preparato sulle mie reali potenzialità. Diciamo che è una presa di consapevolezza in più sulla propria personalità.

AD: In una lettera manoscritta magari come quelle di motivazione che accompagnano il nostro CV, cos’è ben valutato e cosa invece è meglio evitare dal punto di vista grafologico?

ER: Come dicevamo prima, cercare di cambiare la propria scrittura in vista di un esame grafologico può risultare deleterio: la spontaneità viene in genere premiata.

Di fronte ad una lettera di motivazione scritta a mano però, l’impostazione ordinata del foglio e l’assenza di correzioni e “scarabocchi” è un elemento valutato positivamente da noi grafologi.

 

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