Il rapporto Euro / Dollaro nell’odierna economia globalizzata: così semplice … così complesso!

ROBERTO TODESCHINI: Sin dal giorno della sua introduzione quale ufficiale e definitiva moneta di conto per i maggiori e più rappresentativi paesi della Unione Europea, l’Euro è stato oggetto di ovvie manovre politiche, speculative e finanziarie che lo hanno fatto fluttuare in modo anche sin troppo consistente.

In particolar modo nei confronti del Dollaro USA, cioè la moneta che ancora oggi domina il sistema economico mondiale, la nostra valuta europea ha accusato variazioni sia al rialzo che al ribasso di notevole entità.

ASSISTENTE-DIREZIONE.IT: Quindi, scusi il gioco di parole, il “cambio” tra le due monete “cambia” in continuazione?

RT: Basti pensare che all’atto della sua nascita la valuta europea quotava 0,895 dollari. Il picco massimo (dove per massimo si intende la migliore valutazione ed il miglior rafforzamento dell’Euro) si è avuto nel 2008 quando necessitavano 1,47 dollari per acquistare 1 Euro (quindi quasi 1 dollaro e mezzo per avere un €uro!). Oggi la quotazione oscilla nei dintorni di 1,30. Questi numeri, anche se sono solo medie annue, lasciano ben comprendere l’entità delle oscillazioni.

AD: Ma a cosa è dovuto questo continuo “sali-scendi” del cambio?

RT: Una fluttuazione così intensa è senza dubbio legata contemporaneamente a molteplici fattori.

Taluni sono reputabili “ordinari” o “caratteristici” ed assolutamente imprescindibili in un sistema di cambi flessibili com’è quello attuale (infatti il sistema dei cosiddetti “cambi fissi” fu abolito nell’ormai storico accordo di Bretton Woods nel lontano luglio 1944 ).

AD: Significa che è “normale” che i cambi si modifichino in continuazione?

RT: Si; una semplicissima ma sempre valida regola dell’economia è quella della domanda/offerta: a parità di quantità di un determinato bene, un innalzamento della domanda ne fa crescere il prezzo e, viceversa un calo della domanda tende a provocare un abbassamento del prezzo cui tale prodotto viene “scambiato” sul mercato.

Cioè: se tanti soggetti (persone, banche, Istituzioni, Stati)  richiedono un bene quel bene aumenterà di prezzo … di contro se metto a disposizione tanti beni di quel tipo sul mercato il prezzo del bene tenderà a scendere.

Questa basilare dinamica della domanda e della offerta è alla base anche del sistema dei “Cambi Flessibili”: quindi se tanti operatori richiedono dollari il loro valore aumenta ma se la Banca USA ne emette una gran quantità probabilmente il loro valore diminuirà…

AD: Quindi è solo una questione di quanta moneta le Banche Centrali degli Stati immettono sul mercato?

RT: No, non solo; esistono naturalmente poi molte altre componenti “esogene” (cioè “esterne”) ad un normale sistema economico che hanno spesso una influenza ancor più “devastante” della sola domanda/offerta della moneta.

AD: Ci faccia qualche esempio di questi “altri elementi esterni” che possono avere influenza sul cambio delle monete!

RT: Giusto per citarne alcuni:

  • Il petrolio è comprato/venduto solo in Dollari USA (USD). La materia prima per eccellenza, ed a rischio di scarsità, il petrolio, è storicamente da sempre “trattato” sul mercato in dollari e ci sono fortissimi interessi che vogliono evitare che l’Euro riesca a diventare la valuta di riferimento per tali trattazioni sostituendo il Dollaro (come vorrebbe invece la Banca Centrale Europea e i maggiori Stati della Unione Europea).
  • I Governi utilizzano il cosiddetto Effetto Annuncio cioè sanno che basta l’annuncio di far qualcosa per, a volte, influenzare i cambi! Quindi le manovre economiche e finanziarie dei singoli paesi sono ormai fortemente orientate anche agli effetti diretti che le stesse provocano sulla valutazione del concambio valutario col semplice “effetto annuncio”. Annunciare una Legge, una Finanziaria, ecc. da solo a volte basta per provocare conseguenze ancor prima che si manifestino materialmente sull’economia e sulla finanza le decisioni legislative: il “potere della parola”!
  • La Mondializzazione dell’economia: in un contesto economico ormai (quasi inutile rimarcarlo) totalmente “globalizzato” le sorti dell’uno non posso prescindere dalla sorti dell’altro! Ad esempio se la Grecia è a rischio bancarotta ed utilizza la moneta €uro, gli altri paesi della “zona €uro” non possono pensare che ciò non influenzerà anche il valore della moneta comune e quindi devono agire di conseguenza. Questa considerazione è tanto banale e semplicistica quanto piena di fondamento e porta a comprendere come a causa delle molteplici interazioni esistenti, ogni equilibrio diventa più instabile che nel passato. Di fatto oggi il mondo è governato da Dollaro, Euro, Yen e Lira Sterlina. Solo 4 valute per circoscrivere almeno l’80% dei paesi economicamente rilevanti. Risulta così più agevole comprendere come sia estremamente facile che la nostra valuta diventi oggetto diretto o indiretto di squilibri ai quali una volta eravamo invece meno sensibili.
  • Le Agenzie internazionali di Rating: sentiamo dire al TG che l’Agenzia di Rating XXX ha “promosso” o “bocciato” con un certo “voto” addirittura uno Stato! Esistono società private che hanno una riconosciuta autorevolezza sul mercato finanziario mondiale da potersi permettere di dare il voto (il “Rating” appunto) alla solvibilità di Enti, Stati e Aziende. Quanto poi tali “Rating” abbiano fondatezza e valore intrinseco è davvero impossibile saperlo. Quanto queste valutazioni siano realmente “super partes” (neutrali) non sarà mai possibile provarlo (chissà quanti interessi ci sono dietro ad un “voto” ad uno Stato…?!). Fatto sta che se, e quando, qualche altisonante nome della finanza mondiale in tema di Rating emette il suo verdetto, le valute incominciano una danza impazzita che non trova quasi mai un predefinito punto di arrivo.

AD: Addirittura ci sono Società private di Rating che possono permettersi di “bocciare” l’operato di uno Stato e sprofondarlo così in una grave crisi finanziaria perché nessuno crederà più in lui ?!

RT: In un certo qual modo si; non dimentichiamo poi che ci sono soggetti che non è che ci credano proprio, ma approfittano di questi annunci: in realtà “ci marciano sopra”!

  • Sono coloro che fanno speculazione fine a sé stessa. La Speculazione significa operare con delle “scommesse” sul crescere o diminuire di qualche valore finanziario ma senza solide basi e senza credere in qualcosa di concreto, ma solo per guadagnare. Spesso ciò avviene senza scrupoli né ideali anche di fronte a vaste tragedie o gravi eventi improvvisi. Nel passato era dominio di una ristretta cerchia di investitori mentre oggi è alla portata di tutti. La speculazione è divenuta ormai una vera e propria attività e viene addirittura “fomentata” dagli stessi istituti di credito (anche se celata sotto le mentite spoglie di operazioni di “copertura” e quindi moralmente più vendibile al risparmiatore). Le Banche infatti ultimamente hanno trascorso più tempo a farsi passare di mani in mano la patata bollente (i famigerati “titoli tossici” sui mutui USA per esempio) piuttosto che finanziare concretamente un intero sistema economico globale nel pieno di una delle più devastanti e perduranti crisi che la storia moderna del nostro pianeta possa ricordare. Per semplificare è come quando un biglietto da 50 €uro falso continua a passare di mano in mano e tutti ”lo mollano” a tutti, perché nessuno vuole essere quello che ci rimetterà perché finalmente distruggerà la falsa cartamoneta!

AD: Quindi il quadro è molto più complesso di quello che si possa pensare… I Governi nazionali non sembrano – da soli – poter fare molto di fronte a questo immenso mercato globale che non guarda più in faccia a nessuno e che non influenza solo i cambi delle monete… ma tutta l’economia!

RT: In effetti gli Stati nazionali sono sempre meno in grado di “risolversi da soli in casa” queste problematiche.

Oltre all’attuale assetto economico e finanziario “mondializzato” esistono ulteriori variabili che fanno pensare che si andrà sempre e comunque verso inspiegabili situazioni sul mercato valutario:

  • forti politiche di “regulation” (i Governi che cercano bloccare e regolamentare al massimo le attività dei privati) a cui fanno seguito quelle di “deregulation” (liberalizzazione: lo stato deve lasciar fare ai privati) con una alternanza continua…
  • lo sviluppo di nuove economie emergenti (India e Cina in primo piano) con conseguente spostamento del baricentro dell’equilibrio economico mondiale verso oriente che ha “fame” di materie prime per il suo momento di “boom” economico…
  • la crescente scarsità di queste materie prime che non sono infinite ma solo chi potrà pagare il prezzo più alto se le potrà aggiudicare…
  • l’uso della finanza come strumento non solo di politica economica riservato ai Governi, ma in mano a operatori internazionali molto “disinvolti” e senza bandiera né appartenenza…
  • e molto altro ancora….

AD: Una situazione molto complessa… lo immaginavamo. Ora però abbiamo più chiaro cosa voglia dire “crisi finanziaria internazionale dovuta alla mondializzazione dei mercati” … Ma visto che questo tipo di “Economia & Finanza” ci ha portato dritti-dritti  dentro una gravissima crisi mondiale, esiste una possibile “ricetta” per uscirsene ?

RT: Innanzitutto dovremo essere sempre più consci di cosa abbia prodotto tutto ciò; sembra invece che per alcuni investitori “passata la bufera” tutto debba (o possa) ricominciare come prima…

Non ci sarebbe errore più grande! La ricetta è puntare invece sullo sviluppo dei nostri paesi e dei nostri sistemi sull’economia reale, cioè su una economia fatta di ricchezza vera, concreta e non di cifre che passano solo sugli schermi dei PC da un capo all’altro del mondo senza creare alcun lavoro vero, nessun prodotto, nessun benessere!

Quegli Stati che saranno capaci di fare ciò, lo faranno a vantaggio di una più diffusa ricchezza primaria (del cittadino, dell’uomo della strada) togliendo così ossigeno (almeno per quel che necessita) a manovre virtuali (cioè “fittizie”: che esistono solo nei bilanci elettronici…) spesso mal governate e dagli effetti tremendamente devastanti sulla vita di tutti giorni di noi comuni mortali!

AD: Assistente-Direzione.it ringrazia il Dott. Roberto Todeschini per la lucidissima esemplificazione di un fenomeno così complesso e diversificato.

Non è da tutti riuscire a esporre in maniera comprensibile per i “non addetti ai lavori” questi aspetti economici che però da oggi avranno per noi un po’ meno segreti!

Torneremo ancora con l’aiuto del Dott. Todeschini su aspetti di Economia.

Parleremo la prossima volta di problemi più vicini al nostro operare quotidiano: in particolare ci faremo raccontare come leggere sinteticamente un bilancio di una azienda e decifrarne gli elementi fondamentali per capire lo stato di salute della stessa.

 

 

Roberto Todeschini

Dott. Roberto Todeschini , 45enne dirigente d’azienda.

Attualmente C.F.O. di un Gruppo Metalmeccanico Milanese.

Per 10 anni, già Direttore Amministrativo e Controller  – sempre nel campo della metalmeccanica – dopo essere stato Responsabile della Contabilità Generale di un notissimo gruppo tessile italiano leader nel mondo.

 

 

Articolo pubblicato sul sito Assistente-Direzione.it in data 24.01.2011

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