Intervista a Vincenzo Ianniello, Personal Assistant a Londra (UK)

VINCENZO IANNIELLO

ASSISTENTE-DIREZIONE.IT: Ciao Vincenzo, se dovessi definirti in massimo tre righe, cosa scriveresti?

VINCENZO IANNIELLO: Sono una persona estremamente curiosa, questa è la prima cosa che mi viene in mente. Professionalmente parlando aggiungerei puntuale, precisa, maniaca della perfezione. Infine direi socievole, simpatica, solare dal punto di vista personale.

AD: Cosa ti ha portato in UK?

VI: Una serie di motivi, in primis un profondo senso di insoddisfazione. Ero insoddisfatto del mio precedente lavoro e delle prospettive personali; insoddisfatto della situazione politica e culturale; insoddisfatto della mia vita sentimentale e delle prospettive familiari. Una debacle sotto tutti i punti di vista. E’ bastato un giorno a Londra per convincermi che era ora di dare una brusca virata alla mia vita e prenderne il controllo. Ero stufo di lasciarmi vivere dagli eventi. Purtroppo devo constatare che per tanti giovani l’Italia non è più il paese ideale in cui vivere: “Love it or leave it” è il titolo di un documentario sulla nostra nazione in uscita in questi giorni.

AD: In quale azienda lavori e che posizione ricopri?

VI: Attualmente lavoro come Personal Assistant per un affermato uomo di affari con interessi nella tecnologia, nel turismo, nell’intrattenimento. Un uomo di grande esperienza con il quale lavoro quotidianamente gomito a gomito. La mia giornata tipo è dalle 9:30 alle 18 dal lunedì al venerdì ma spesso capita di essere chiamato o richiesto fuori orario e nei weekend.

Come rispondo sempre a chi me lo domanda, io mi occupo dal preparare cappuccini al revisionare contratti commerciali, senza trascurare la supervisione dello staff di casa, la gestione dell’agenda, partecipare e presiedere meeting ecc. Non mi annoio mai e svolgendo i compiti assegnati ho modo di conoscere gente e viaggiare. E’ un lavoro per il quale sono perfettamente tagliato, in cui mi sento realizzato pienamente, anche se ho ancora tanto da imparare.

AD: Come hai iniziato la tua carriera? … e come è proseguita fino ad oggi?

VI: Devo dire che è iniziata per caso e senza neanche saperlo! Quando ero ancora in Italia avevo lavorato fattivamente come PA/Office Manager senza però averne consapevolezza e senza un aspetto di officialità perché questa figura è sconosciuta in molti ambienti lavorativi. A Roma ad esempio lavoravo per un notaio e all’epoca mi ero fatto carico spontaneamente di gestire l’ufficio e le richieste dei miei colleghi. In tanti momenti svolgevo attività da PA per il mio capo pur inconsapevolmente. Arrivato a Londra ho trovato la possibilità di perfezionarmi in questo campo e di farne una vera e propria carriera. In questo mi è stato molto d’aiuto lavorare a Stonewall, la più grande associazione LGB d’Inghilterra, nel dipartimento di Public Affairs per qualche mese, fino a quando ho trovato un lavoro da PA a tutti gli effetti.

AD: Quali sono i software che utilizzi maggiormente nel tuo lavoro e che tipo di documentazione devi preparare?

VI: I software che generalmente utilizzo sono i classici software da ufficio, Microsoft Office in primis. Il mio lavoro richiede soprattutto tanta dimestichezza al telefono e la capacità di saper utilizzare Blackberry e moderne forme di comunicazione online come Skype, Messenger, provider di email ecc. Attualmente, essendo il mio capo distributore globale di una nuova tecnologia chiamata AirCode, sapersi districare con sistemi Mac, iPhone, iPod, iPad ecc. mi è indispensabile. Devo dire che a certi livelli i tuoi capi richiedono una conoscenza di tutti i più moderni ritrovati della tecnologia, per cui Office è il minimo sindacale, ma è l’essere un Tech Savvy a renderti estremamente appetibile.

AD: Che tipo di scadenze devi rispettare nel tuo attuale lavoro e come ti organizzi per gestire le priorità? Hai un metodo particolare?

VI: In linea di massima non ho delle vere e proprie scadenze, per il mio capo tutto dev’essere fatto prima di subito. Io cerco di essere quanto più possibile sul pezzo non appena ricevo un incarico, ma non sempre è umanamente possibile. Io ho un’agenda e un calendario in cui segno scadenze e promemoria per controllare e seguire una task fino a compimento. Solo quando è completato tutto il procedimento mi permetto di cancellarla. Le priorità invece le stabilisco in base alla conoscenza che ho del mio capo: dopo un anno posso dire di sapere cosa il mio capo vuole e quando, cioè ieri se non prima di ieri!

AD: Ci sono argomenti sui quali cerchi di essere sempre aggiornato? Se si, quali ed in che modo ti tieni aggiornato?

VI: Nel mio lavoro ho imparato che bisogna essere aggiornati sempre su tutto. Dal punto di vista strettamente lavorativo, mi tengo aggiornato leggendo settimanali come l’Economist per avere un quadro d’insieme su come va il mondo dal punto di vista politico ed economico. Essenziale è poi sapere cosa offre la città a livello culturale per poter proporre svaghi, divertimenti, alternative. Mi informo poi leggendo riviste di moda e tendenza per conoscere cosa è in e out o quali ristoranti prenotare quando mi viene richiesto. Come ho già detto bisogna essere estremamente curiosi e saper far tesoro delle cose di cui si viene a conoscenza, anche se per caso.

AD: Sul tuo profilo di Linkedin, leggiamo che hai maturato anche un’esperienza come “Event Manager”. Hai qualche “Tips & Tricks” da condividere con la nostra Community per l’organizzazione di eventi di successo.

VI: La mia attività di Event Manager si è svolta principalmente in Italia. Ho partecipato all’organizzazione di feste di successo come Muccassassina o eventi culturali durante le varie edizioni passate del Gay Pride a Roma. A questo vanno aggiunte iniziative culturali organizzate assieme alla Comunità Ebraica di Roma, tanto per citarne una. Non credo ci siano trucchi, ma il mio metodo di lavoro era molto semplice: durante la preparazione di questi eventi ho sempre dato possibilità ai miei collaboratori di portare il loro contributo in termini di idee per poi farmi carico della sintesi – non sempre facilissimo – e motivare le altre persone alla realizzazione dell’evento stesso. Credo che il principale elemento di successo di un evento sia l’entusiasmo delle persone che lo realizzano, e questo l’ho sperimentato in prima persona.

AD: Tra le varie tue esperienze abbiamo notato anche quella relativa a The Permanent Secretariat of Nobel Peace Laureates Summits. Vuoi parlarcene?

VI: Lavorare per il Segretariato Permanente dei Nobel per la Pace è stata una delle esperienze più belle della mia vita. Ho avuto modo di lavorare in un ambiente internazionale con persone giovani, entusiaste e motivate per realizzare il Summit dei Nobel a Berlino nel 2009, durante le celebrazioni del ventennale dalla caduta del Muro. Incontrare pezzi di storia come Gorbachev o Walesa o icone musicali come Annie Lennox è qualcosa che non capita ogni giorno. E’ stato lì che ho avuto il sentore di ciò che avrebbe potuto essere la mia vita all’estero: qualche mese dopo, anche forte di quell’esperienza, mi sono trasferito a Londra.

AD: Quale consiglio daresti a chi vuole seguire la tua strada e trasferirsi a Londra per trovare una nuova opportunità professionale?

VI: Il mio consiglio è di essere fortemente motivati. Londra è una città dura ed estrema, amplifica ogni sensazione, per cui un momento di sconforto ti porta tutto il peso del mondo addosso e la minima gioia equivale all’euforia estrema. Bisogna prepararsi a questo, nonché al ritmo di vita frenetico e a una velocità che in Italia non conosciamo. Secondo, bisogna avere bene in mente cosa fare. Fin quando non si è focalizzati sul proprio obiettivo non si otterrà nulla in terra d’Albione. Ultimo consiglio, l’inglese: bisogna saperlo bene e se non lo si sa, meglio impararlo altrove e non a Londra che è piena di italiani.

Quanto al resto, trovare lavoro è relativamente semplice (nonostante la crisi la situazione è molto meglio che in Italia) e avere conoscenze aiuta, ma se non si vale si dura poco. Le case si trovano anche in qualche giorno ma tutto dipende dal budget a disposizione. Un ultimissimo avvertimento: scordatevi gli standard italiani e il bidet!

AD: Concludiamo quest’intervista con un’ultima domanda…
Hai un sogno professionale nel cassetto che vorresti realizzare? Vuoi lancare un “appello” alla nostra Community?

VI: Certamente. Dopo questa prima esperienza lavorativa che dura ormai da un anno ho deciso di andare oltre e cambiare. Voglio perseguire la carriera di PA che è la professione per me ideale ma dargli una leggera sferzata. Il mio sogno nel cassetto è lavorare come Celebrity Assistant e se dovessi chiedermi per chi amerei lavorare la mia risposta non potrebbe che essere una: Kylie Minogue, un’artista che amo e stimo dal punto di vista professionale ed umano. Certamente è una strada difficile da perseguire, ma sono consapevole delle mie capacità e del fatto che questa città mi ama e non potrà mai tradirmi.

 

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